La Città Ideale di Mario Cucinella

Pubblicato
18 Oct 2023

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©Giovanni De Sandre

Firmato dallo studio MCA – Mario Cucinella Architects, il Padiglione Italia a Expo 2025 Osaka – che per la prima volta ospiterà anche quello della Santa Sede – rappresenterà una rilettura della Città Ideale, immagine simbolo del Rinascimento italiano e sintesi della riflessione cinquecentesca sulle forme degli edifici per una migliore qualità abitativa.

Il progetto, selezionato dal Commissario Generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka Mario Andrea Vattani, che lo descrive come “un avamposto del Sistema Italia in una delle aree più ricche dell’Asia”, costituirà una straordinaria opportunità per promuovere il patrimonio culturale e l’innovazione tecnologica italiane su scala globale, ma anche per offrire soluzioni alle sfide condivise con il Giappone.

L’esperienza del visitatore all’interno del padiglione sarà suddivisa in tre atti, ciascuno ispirato a luoghi ed esperienze di cui l’Italia è stata innovatrice: il Teatro all’italiana, ligneo, immersivo e multisensoriale; la Città Ideale, che insieme ad altre tematiche, fra cui il “pensare con le mani”, costituirà il corpo narrativo dell’esposizione; e infine il Giardino all’italiana ospitato in copertura, elaborazione contemporanea di un luogo di svago che è emblema del controllo dell’uomo sulla natura.

La sostenibilità, assolta con un approccio integrato che promuove l’utilizzo di materiali locali e la massima riduzione dell’impatto ambientale, è intrinseca al padiglione: al termine dell’evento, infatti, questo potrà trasformarsi in maniera naturale per adattarsi a nuove esigenze, senza che i suoi elementi subiscano ulteriori lavorazioni. In linea con il tema Saving lives dell’Expo 2025 Osaka e con gli obiettivi degli SDGs, il Padiglione Italia si farà promotore di un rinnovato equilibrio tra uomo, natura e tecnologia per contribuire ad un futuro più sostenibile. Mario Cucinella, architetto progettista, racconta a Living questa esperienza.

 

L’INTERVISTA

Cosa rappresenta e quale messaggio vuole trasmettere il Padiglione Italia a Expo 2025 Osaka?

L’obiettivo principale del Padiglione Italia, nel contesto di Expo 2025 Osaka, è quello di comunicare la nostra identità, di cosa siamo fatti, il nostro DNA, ed è una missione che incarnerà attraverso diverse dimensioni. Fra queste c’è il tema del teatro, uno dei grandi luoghi del sapere e della cultura del nostro paese, e che rappresenta una sorta di “prima versione della realtà virtuale”. Altro importante filone è poi quello del saper “pensare con le mani”, tratto distintivo di una nazione come l’Italia che vanta una tradizione artigianale di altissimo livello: eccellenza che non risiede soltanto nel possedere grande gusto, ma anche nel “saper fare le cose”. Il nucleo narrativo del padiglione ruoterà anche attorno al concetto di “città ideale”, le cui origini risalgono all’Italia del Cinquecento, al momento storico di passaggio tra Medioevo e Rinascimento. Attraverso il teatro ne ripercorriamo l’evoluzione, cercando di tracciare come questa concezione sia mutata nel corso dei secoli: dall’immaginario pittorico e astratto della città cinquecentesca, priva di persone e di natura, dominata solo dall’architettura e dalla piazza, passando attraverso la nostra era, fatta di sfide ambientali, culturali e sociali, sino a giungere all’immagine della città del futuro e al contributo dell’Italia nella definizione di questa visione.

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Sarà un “Hangar del saper fare italiano”, ma anche un ponte tra generazioni e culture. Può spiegare come contribuirà alla promozione del patrimonio nazionale e del binomio conoscenza-innovazione?

Lo abbiamo chiamato “hangar” perché oltre a rimandare al sistema costruttivo (una prefabbricazione intelligente in legno), è di fatto un grande spazio vuoto dedicato alle tante forme di rappresentazione del paese e del patrimonio. È un luogo che promuoverà la connessione tra conoscenza e innovazione che da sempre contraddistingue l’Italia e gli italiani: storicamente abbiamo la propensione a fare le cose meglio degli altri, e questo è un approccio, ma anche una convinzione, che talvolta ha portato a competizioni interne: pensiamo ad esempio al settore automobilistico, ad aziende come Ferrari, Lamborghini e Pagani che da tempi immemori si sfidano, cercando di fare l’una meglio dell’altra nella stessa nicchia di mercato. Questa combinazione di conoscenza e capacità di eccellere costituisce la chiave della nostra innovazione più autentica, la quale si rispecchia anche nella tradizione manifatturiera. All’interno del Padiglione Italia, il pubblico asiatico – che spesso associa il nostro paese alla qualità nei settori della moda, del design, del cibo e dell’architettura – avrà l’opportunità di scoprire un’Italia fatta di piccoli centri e paesaggi meno conosciuti, diversa da quella universalmente nota delle grandi città, come Roma, Venezia e Milano, e delle grandi opere. Credo sia uno spot importantissimo per il nostro paese, un veicolo fondamentale per promuovere questa dimensione meno nota e l’ampia rete di musei di cui disponiamo, al fine di stimolare un nuovo interesse turistico.

Da quali elementi sarà composta la struttura e come si relazionerà con il contesto?

Il Padiglione Italia sarà composto da tre elementi chiave: un ampio hangar, che ospiterà il teatro e la piazza destinata all’esposizione; un’area dedicata alle funzioni accessorie, che includerà il cerimoniale dell’ambasciata e un auditorium per eventi collaterali (incontri e mostre temporanee); e infine, sul tetto, troveremo un grande giardino all’italiana reinterpretato in chiave moderna, popolato da piante e opere d’arte esposte, e dotato di un ristorante-bar. La passeggiata aerea, resa possibile grazie ad un ring che verrà costruito all’interno dell’Expo a 12 metri di altezza, permetterà di apprezzare il giardino, i padiglioni limitrofi e il mare dall’alto; l’idea di un tetto verde è un richiamo ai temi del paesaggio e del giardino rinascimentale italiano, caratteristici della nostra cultura, ma anche della tradizione nipponica. Considerando che i visitatori dell’Expo dedicano in media solo 15-18 minuti a ciascun padiglione, dovremo essere capaci di raccontare la lunga e complessa storia italiana in modo conciso, puntando su concetti chiave chiari e che restino impressi nella memoria; ad esempio, la presenza di un piccolo teatro ligneo sarà un richiamo alla memoria collettiva del pubblico, al fatto che l’Italia sia rinomata nel mondo per l’Opera e per i suoi magnifici teatri. Oltre a rappresentare, in certi aspetti, una forma di gemellaggio con il paese ospitante, la struttura fornirà anche l’occasione per un confronto socio-economico e un’opportunità di scambio culturale: con il Giappone condividiamo l’arte della manifattura ma anche molte problematiche, fra cui l’invecchiamento della popolazione, lo spopolamento delle zone rurali, il dissesto idrogeologico, la scarsità di materie prime e risorse energetiche, la trasformazione del settore manifatturiero nel mondo digitale … credo quindi che sia importante poter condividere risposte e soluzioni, tessere connessioni.

Il progetto attinge esplicitamente all’eredità culturale del Rinascimento italiano. Può raccontare questa suggestione e in che modo il nostro passato artistico si collegherà alla visione del futuro rappresentata dal Padiglione Italia?

Il Padiglione Italia interpreterà “l’arte che rigenera la vita”, allineandosi al tema generale di Expo 2025 Osaka Saving Lives. L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo che può davvero attestare quanto l’arte sia una forza rigeneratrice di vita e di speranza: nel nostro quotidiano viviamo immersi nell’espressione artistica, circondati dalla bellezza delle nostre città e delle nostre chiese, da quadri e fontane. Ciò che vorrei emergesse in modo significativo è l’idea che l’arte sia anche una forma di cura per la società. Oltre alla medicina e alla chirurgia, l’arte genera emozioni e stati d’animo negli esseri umani; credo sia una profonda evoluzione del concetto di cura, ed è forse l’aspetto più significativo del Padiglione Italia. Quanto al collegamento con il Rinascimento, il nostro intento non è essere nostalgici. Il design del Padiglione è sobrio e rigoroso, con un ampio portico che ricorda le nostre grandi opere di architettura e il cassettonato della hall ispirato ai grandi palazzi italiani. È un modo per legarci alla storia senza demolirla, bensì reinterpretandola in una chiave contemporanea, evitando tuttavia di adottare soluzioni architettoniche stravaganti per cui spesso, in queste occasioni, si fa a gara. Tale approccio ha colpito positivamente gli organizzatori giapponesi, poiché per loro, l’italianità è associata proprio a questo rigore, fatto di semplicità e al contempo di ricchezza. È un’espressione sottile del nostro paese e della nostra cultura che il commissario Mario Andrea Vattani ha voluto rappresentare scegliendo il progetto del Padiglione Italia.

Può anticiparci come sarà il percorso creativo che accompagnerà i visitatori all’interno del Padiglione Italia?

Attraversando il grande portico d’entrata il pubblico accederà al teatro, un piccolo teatro ligneo che richiamerà la tradizione italiana e sulla cui scenografia di fondo verrà proiettato un video dedicato al tema della trasformazione della città guardando al futuro. Dopo l’apertura del sipario, i visitatori entreranno nella piazza all’interno della quale i padiglioni espositivi racconteranno i vari filoni, fra cui il “pensare con le mani” e il binomio innovazione-conoscenza, poi proseguiranno salendo sul tetto (vi saranno due grandi ascensori e le scale) dove potranno esplorare il giardino all’italiana, popolato da sculture e opere d’arte. Infine, scenderanno per completare la visita. Il Padiglione Italia ospiterà inoltre anche uno spazio dedicato al Vaticano, che per la prima volta parteciperà all’interno dello stesso. Questa seconda destinazione rappresenta un’importante opportunità per entrambi i paesi, considerando anche il profondo legame tra il Giappone e la Santa Sede.

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Quale approccio strategico verrà adottato per garantire che il Padiglione Italia sia un modello di sostenibilità e possa trasformarsi in maniera naturale per soddisfare nuove esigenze dopo l’Expo?

Il tema della sostenibilità sta diventando molto cronicizzato e fare un elenco delle tecniche non porta a nulla, se non ad una caricatura dello stesso e alla solita narrazione che lascia un po’ il tempo che trova. Oltre all’importanza di fare le cose, invece che limitarsi a dirle, credo che la sostenibilità sia prima di tutto un tema di cultura, più che un tema tecnico: il nostro obiettivo è infatti quello di raccontare la sensibilità culturale che guida i nostri sforzi nell’affrontare i cambiamenti. Il Padiglione Italia è un esempio in questo senso: è prefabbricato e completamente realizzato in legno, costruito da un’azienda giapponese con componenti standard prodotti in Giappone. Questo consente di montarlo in modo efficiente e, in seguito, di smontarlo per riutilizzarlo in altre forme. La destinazione esatta dopo l’Expo è ancora in fase di negoziazione, potrebbe essere recuperato per i contenuti o diventare un centro culturale, ma per il momento l’idea preponderante è quella di smontare i componenti e di reinserirli nel mercato della prefabbricazione in legno affinché non vengano sprecati. Lo scopo non è infatti quello di “riciclare” (che implica la creazione di un rifiuto), ma di “riusare”, contribuendo all’intensità d’uso dei componenti edilizi e rispondendo alle direttive europee sullo smontaggio e rimontaggio dell’edilizia (usare gli elementi più volte invece che buttarli via al primo utilizzo, generando un rifiuto e costruendo di nuovo con altri componenti). La sostenibilità è dunque intrinseca al Padiglione Italia, prodotto che, una volta disassemblato, rientrerà nel ciclo della vita dell’edilizia.

Quali sono le caratteristiche che ritiene fondamentali per una “Città Ideale” del futuro?

Nel dipinto “La Città Ideale”, conservato nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino, l’immagine della città è astratta, si vedono solo l’architettura e una piazza, senza la presenza di persone e di natura. Guardando al futuro, l’ambizione è quella di una città che sia manifestazione di cultura e che trovi al contempo un nuovo rapporto con la natura, riconoscendo che questa sia intrinseca a sé stessa, e che per tale ragione non debba mescolarsi all’architettura che è a sua volta specchio della cultura. L’attenzione al verde in città, la riduzione del traffico e dell’inquinamento, l’inclusione sociale, sono tutti temi che rientrano in una visione che non è tanto quella di “città ideale”, ma della città che vorremmo per il prossimo futuro. Quello che desideriamo raccontare, attraverso il Padiglione Italia, è proprio il passaggio dall’astrattezza della città ideale rinascimentale, in cui l’architettura era perfezione e persino l’uomo era assente dalle rappresentazioni (l’idea di uscire dall’epoca medievale per entrare in una città perfetta era forse la più innovativa ai tempi), alla visione di una città del domani più aperta e “a misura d’uomo”, in cui le esigenze e il benessere delle persone sono al centro dell’attenzione.

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